Solo tornare al metodo radicale può salvare i radicali

L’identità radicale rischia di strapparsi a furia di essere tirata da destra, da sinistra, dall’alto e dal basso. Ma chi se ne fotte dell’identità radicale, dell’appartenenza radicale, della simbologia radicale? Tanti, troppi. 

Essere radicali dovrebbe rappresentare un metodo di approccio alla politica (forse alla vita?) che può essere evidenziato solo da una serie non esaustiva di aggettivi primari e secondari. Quelli primari fanno parte del codice genetico del metodo e – a mio avviso – potrebbero essere individuati in: laico, liberale, libertario, nonviolento, transpartitico. Gli aggettivi secondari, altrettanto importanti, non devono essere assunti come dogmi ideologici ma certamente contribuiscono alla caratterizzazione della lotta: liberista, federalista, socialista (?).

Analizziamo gli aggettivi primari: laico = quindi aconfessionale nel senso più estensivo possibile, svincolato quindi da dogmi e ideologie di qualsiasi matrice, siano esse religiose, corporativistiche, settarie, partitocratiche e/o comunitarie; liberale e libertario = pertanto che si pone come obiettivo la tutela delle libertà o diritti dei cittadini, fautore di una libertà assoluta – dove l’unico limite risulta la libertà altrui – quindi anche antiproibizionista; nonviolento = dunque che rifiuta il ricorso a qualsiasi forma di violenza, fisica o psicologica, nel condurre le proprie lotte; transpartitico = ovvero che coinvolge o attraversa più soggetti, prescindendo dalle rispettive peculiarità ideologiche, ma cercando solo ed esclusivamente convergenze sulle singole lotte.

Analizziamo gli aggettivi secondari: liberista = quindi che promuove la libera iniziativa e il libero mercato come forza motrice del sistema economico; federalista = pertanto fautore dell’unione federale (Stati Uniti di…) fra stati diversi aventi tradizioni e interessi politici ed economici comuni; socialista = dunque in lotta contro la povertà e non contro la ricchezza, col fine di controbilanciare con opportune garanzie nei confronti dei cittadini il processo di transizione da una società assistenzialista a una società liberale.

Il sopra delineato – per aggettivi – “metodo radicale” ci fa intuire quanto resti valido lo slogan (che era più una dichiarazione d’intenti) “lotte e non posizioni” = dunque mettere l’obiettivo aldilà dei dogmi, delle ideologie, delle comunità e dei soggetti. E proprio su questa differenza di definizione tra l’essere comunità (portata in congresso da Riccardo Magi) e il non esserlo (auspicato da Marco Perduca) si gioca a mio avviso il futuro dei “radicali”. Futuro che potrà esserci solo per chi riuscirà ad andare oltre il senso di appartenenza nei confronti dei soggetti (di cui Mario Staderini ha ricordato la “biodegradabilità” all’ultimo congresso), dei simboli e dei padri fondatori. Non si dovrebbe perdere tempo, specialmente in una fase come questa, nel rivendicare una storia radicale, nell’individuare chi sia il depositario di questa storia (PRNTT o Radicali Italiani?), nel rispolverare rose o pugni o eredità morali e/o politiche (di Marco Pannella o di Emma Bonino?). Proprio dal mettere in discussione Marco Pannella (e non facendolo schierare da morto) ed Emma Bonino (e non rivolgendole un atto di fede come compiuto da alcuni nell’ultimo congresso), e chiunque abbia fatto o faccia parte del movimento, potrebbe passare la sopravvivenza dei radicali con la erre minuscola.

Quindi Radicali Italiani va chiuso? No, va emancipato, da se stesso e dalla propria storia. Va liberato dalle tentazioni comunitaristiche e partitocratiche, da quel desiderio di restare “una minoranza dignitosa”, rifuggendo ogni lusinga che voglia fare della politica un feticcio autoreferenziale. Sono convinto che Silvja Manzi, Antonella Soldo e Barbara Bonvicini siano all’altezza di questo arduo compito… che non credo possa essere ulteriormente rimandato per salvare il nostro modo di fare politica dal mondo esterno e dalla sua stessa storia. Radicali Italiani sopravviverà se saprà condurre lotte con metodo radicale e non sopravviverà se si dedicherà a difendere posizioni.

Il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartitico? Chissà se si salverà da se stesso… in ogni caso non merita sprecare troppe energie per salvare un soggetto quando le stesse possono essere impiegate nelle lotte.

Pace & Amore Compagni

Per opporre Certi Diritti a incerti diritti… e/o presunti doveri

Beh… i giorni successivi alla fine del XII Congresso Certi Diritti, Milano, 23-25 novembre 2018 non si può che sentire una certa sensazione di compiacimento… anche se meramente intellettuale e non sessuale. Tanti contenuti e tante proposte – che hanno a che fare con l’intimo di ognuno – si sono alternati nel corso degli interventi e dei panel.

In questa contemporaneità difficile, dove tante sono le correnti retrograde, esce da questo Congresso di Certi Diritti un gruppo dirigente militante e anarchico che dovrà governare la nave nei prossimi dodici mesi. Persone che hanno dimostrato sul campo i loro metodi e i loro meriti da militanti tout court. Questa dirigenza avrà l’arduo compito (che credo si trasformerà in un grande merito) di rilanciare le battaglie dell’Associazione al futuro.

Di questa due giorni tanti sono i ricordi e tanti i temi… ore di dibattiti di cui vale senz’altro la pena riascoltare le parti più salienti su Radio Radicale per chi era presente… e tutto il Congresso per chi era assente. Innanzitutto la presentazione del bel volume “Il lungo inverno democratico nella Russia di Putin” curato da Yuri Guaiana, dove si è parlato di battaglie vere… lotte di corpi e per i corpi… e quindi battaglie per la democrazia e per le libertà con il grande contributo intellettuale di Anna Zafesova, ovvero una delle voci più esperte della cultura e dei limiti democratici sovietici.

Incisivo l’intervento e la volontà di servizio di Michele Usuelli che ci ricorda quanto sia all’ordine del giorno la battaglia, principalmente culturale, che sta portando avanti nell’universo radicale per quel famoso “rientro dolce” di pannelliana memoria, che dovrebbe portare nel dibattito mondiale la necessità di un family planning, inteso come un volontario accesso alla libera contraccezione. La battaglia ha valenze culturali, ecologiche, mediche e umanitarie… che non possono essere posticipate a meno che non si voglia giungere a un triste “punto di non ritorno” per l’intera umanità.

Competenze medico-chirurgiche e commozione, contrapposte ad attivismo intersex e commozione, sono state messe in campo durante la tavola rotonda sullo “Sviluppo Atipico dei Genitali”. Confronto aperto quello tra i due chirurghi pediatrici Giacinto Antonio Marrocco e Girolamo Mattioli e gli attivisti intersex, capitanati da Alessandro Comeni, dove è stato raggiunto il picco del dialogo non-violento di pura origine radicale: dove entrambe le parti in causa hanno dimostrato grande apertura mentale e una mano tesa nei confronti dell’altra parte… con lo scopo e l’obiettivo di costruire un percorso comune che abbia sempre il benessere della persona – presente e futuro – al centro del proprio mirino.

Intensa e transnazionale la partecipazione di Mounir Baatour, che ci ha parlato della situazione della liberazione sessuale delle persone LGBT in Tunisia e di come nel suo paese sia stata impostata, in un contesto chiaramente difficile, la lotta per i diritti sessuali.

Marco Cappato col suo metodo radicale – allo stesso tempo eclettico e tagliente – richiama i Congressisti alla necessità di allargare gli orizzonti dell’Associazione, al fine di non farne solo un “sindacato” di una minoranza, ovvero dell’emancipazione LGBT, ma di renderla uno strumento che possa garantire i diritti e le “libertà sessuali per il 100% dei cittadini”. A questo proposito, come spesso ha fatto negli ultimi tempi, ci ha invitato a rivolgere la nostra attenzione sulla prospettiva della ricostruzione di una “galassia radicale” che sia in grado di tenere insieme e coordinare le battaglie per le libertà condotte da – a titolo esemplificativo e non esaustivo – Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni e Certi Diritti.

Nel suo intervento Antonella Soldo ci invita a riflettere su come le libertà sessuali vivono di quell’ossimoro tra “desiderio e dolore” e di come il discorso partendo da qui si allarghi l’orizzonte sulle libertà a 360°, individuando come oggi il potere si faccia sempre più dominio e controllo sui corpi delle persone. La Tesoriera di Radicali Italiani, a questo proposito, ha invitato il Congresso a non abbassare la guardia nei confronti di quelle libertà già acquisite, che non vanno mai date per scontate, in quanto il potere tende sempre di più ad accelerare le sue spinte retrograde nel momento in cui ne individui le necessità per aumentare il suo “controllo”.

L’intervento del non-ecumenico Marco Perduca si rivolge in primis alle proibizioni che siamo costretti a subire e che sono certamente collegate a quella limitata libertà sessuale a cui l’Associazione Certi Diritti si rivolge principalmente con la sua azione. Altro cuore pulsante del problema appare, nelle sue parole, l’abuso di quel parlare costantemente di “crisi democratica”, mentre sarebbe più appropriato parlare di quella continua e sistematica violazione dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali di miliardi di persone: individuando nei diritti LGBT come nella legalizzazione dell’aborto e della cannabis, i tre pilastri della resistenza al “colpo di coda del regime” di profonda e lunga memoria radicale.

Pia Covre dedica, in linea con i propri interessi, l’attenzione sul lavoro sessuale, aspetto verso cui chi lotta per i diritti civili si rivolge da molti anni, ma che merita certamente un rilancio in ambito radicale vista l’importanza e il grande numero a livello italiano e mondiale di lavoratori e utenti. Una battaglia di legalizzazione dedicata nei confronti della prostituzione, maschile e femminile, meriterebbe certamente di rientrare nel novero delle lotte dei vari soggetti radicali.

L’intervento di Barbara Bonvicini, neo-Presidente di Radicali Italiani, pone un altro importante richiamo alla valenza del corpo nell’azione e nella lotta politica… ancora più importante questo quando si entra nella sessualità, ovvero, nell’intimità più profonda delle persone. Importante anche il suo richiamo alla ricerca delle sinergie dell’Associazione col resto del mondo radicale – sia esso territoriale o tematico – al fine di dare vita a quelle battaglie che riguardano la libertà sessuale di ognuno di noi con quella “identità non identitaria” che ci contraddistingue.

Interessantissimo l’ultimo panel del Congresso che si è occupato di mostrare situazioni piuttosto note da alternativi punti di vista: infatti prima Claudio Uberti e poi Giulia Crivellini si sono occupati di analizzare il movimento dietro #MeToo collegandolo alla vita e alla libertà sessuali dei minori. Qual è il confine tra libera espressione della propria sessualità, la violenza sessuale e/o la violenza su minori? Tante sono le variabili che spesso dimentichiamo e che sono riemerse in questi interventi… menomale esiste Radio Radicale in modo che questo patrimonio resti a disposizione di tutti e non dei pochi eletti presenti.

Infine la replica, bella e corposa, del Segretario dell’Associazione, Leonardo Monaco, mi sentirei di riassumerla nelle frasi: “…è soprattutto una battaglia globale di autodeterminazione e conoscenza delle proprie facoltà e delle proprie libertà sessuali… della libertà di non essere genitore… […] …perché sia l’una che l’altra faccia… la bellezza di poter essere genitore e la bellezza di non essere genitore… hanno un senso solamente quando queste non sono l’imposizione da parte del potente di turno…

La mia riflessione finale, aldilà dei dovuti complimenti per la qualità del Congresso e del dovuto in bocca a lupo alla dirigenza eletta, è in linea con diversi interventi degli oratori: fare di Certi Diritti il grimaldello radicale per scassinare il complesso di porte che ci separano dai nostri diritti e dalle nostre libertà afferenti alla sfera sessuale. Rendendo l’Associazione lo strumento che difende e amplifica le libertà di TUTTI i cittadini nella più profonda intimità (siano essi eterosessuali, omosessuali, transgender, intersex, bisessuali, impotenti…), rifuggendo dal quel rischio comune a tante associazioni di diventare il “sindacato” di una minoranza.

Pace & Amore Compagni

Diario di un Congressista

Cari Compagni di Radicali Italiani, è stato un Congresso di grandi confronti… è stato un Congresso che ha – finalmente – visto due Mozioni Generali contrapporsi: seme laico e nonviolento dello sviluppo politico radicale. È stato un Congresso che ha visto tre splendide radicali, meritevoli, elette nelle tre principali cariche: Silvja Manzi alla Segreteria, Antonella Soldo alla Tesoreria e Barbara Bonvicini alla Presidenza. Tutte si sono conquistate il loro ruolo con la passione e la competenza che le hanno contraddistinte in questi anni di militanza. A loro non resta che ricevere un grande in bocca al lupo da parte mia per il compito, non semplice, da svolgere.

Vorrei però puntualizzare su qualche snodo tematico, a mio avviso, molto rilevante della discussione, e, prima di tutto, su una domanda che si è posta nella tre giorni congressuale a seguito della relazione del Segretario uscente Riccardo Magi e dell’intervento di Marco Perduca: siamo una Comunità? A questa domanda risponderei di no, in quanto, credo che, una risposta affermativa svaluterebbe il valore individualistico, liberale, libertario, laico e nonviolento del nostro modo di fare politica. Siamo e restiamo un insieme di persone, che non si ritrovano soltanto sotto un simbolo o un nome, ma che convergono su delle battaglie e/o su un modo di fare politica: se poi questo modo lo si identifica sotto una delle declinazioni di “radicali” allora questo siamo. Siamo individui che si costituiscono in un “movimento”… e proprio questa parola è il cuore di Radicali Italiani. Senza movimento, senza motus, senza la nostra motilità, che è il nostro senso caratteristico, a mio avviso, semplicemente, non siamo.

Ha perso la Mozione che ho votato, quella di Marco Cappato, quella in cui maggiormente (e personalmente) ho riconosciuto un’attinenza alle battaglie e al modo di fare politica radicale. Dall’altra parte, sicuramente, mi sono però riconosciuto più nella Mozione Soldo-Manzi che in due dei quattro interventi a favore della Mozione: quello di Gianfranco Spadaccia e quello di Lorenzo Strik Lievers. Anche a questo proposito il Congresso è stato molto costruttivo, perché mi ha permesso di capire che non basta considerare le persone “istituzioni radicali” per non rimanere molto e negativamente impressionati dalle loro parole. L’intervento di Gianfranco Spadaccia si concentra sui sondaggi, che vedono Più Europa essere l’unico partito che dalle ultime elezioni politiche sembra conservare il suo 2,56% (ammazzate oh) e non retrocede. Altra priorità dell’intervento è l’elogio per il 5° posto in “classifica popolarità dei politici” rivestito da Emma Bonino. Altro contenuto non è pervenuto, ma del resto anche i precedenti interventi del compagno Gianfranco non hanno fatto rilevare altro di quello che viene costantemente ripetuto dalla nascita di Più Europa: la priorità è andare avanti. A mio avviso è “radicalmente” deludente, dopo 60 anni di lotta e di denuncia del regime partitocratico porre, in un intervento a favore di una Mozione Generale, esclusivamente temi e prerogative che sono sempre stati classici della partitocrazia italiana. Lorenzo Strik Lievers però è, a mio modesto avviso, riuscito a spingersi anche oltre nel proprio intervento: ci ha chiesto un atto di fede. Dal palco (come fosse un pulpito) ci ha chiesto di non, nei fatti, sfiduciare Emma Bonino… prefigurando anche i titoli dei giornali del giorno successivo (le chiacchiere delle comari). Tutto questo in barba a ogni sessantennale lotta in favore di un approccio laico – della capacità decisionale – nei confronti di ogni tipo di reverenza. Questa è la mia modesta analisi nei confronti degl’interventi di due radicali “storici” che hanno incredibilmente contribuito alla mia formazione politica, realizzata in lunghi ascolti di quell’inestimabile patrimonio (scuola) che è racchiuso nell’archivio on-line di Radio Radicale, e che non potrò mai ringraziare abbastanza.

Vorrei poi complimentarmi, per l’espressività e il contenuto dell’intervento, con Patrizia De Grazia, realizzatrice dell’unica attività realmente transnazionale fatta sotto la bandiera di “Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie”: dalle sue parole emerge una passione e una fame di politica radicale. Quello che le raccomando è guardare la politica radicale a 360° gradi, senza soffermarsi ai primi radicali con cui si entra in contatto. Voglio però anche farle un appunto: tra “Pannella diceva” e “Pannella avrebbe detto” c’è una differenza sostanziale e radicale. Il differente uso della forma verbale porta, nel caso dell’indicativo a fare una citazione, che risulta essere un omaggio e un monito nei confronti della figura che questo “metodo radicale” ha inventato. A mio avviso, questo modo di fare deve essere assolutamente preservato all’interno della nostra non-comunità. Mentre il problema che tu hai sottolineato va circoscritto all’uso del condizionale… ovvero quando vengono messe in bocca parole (decisioni) a chi di parole non può pronunciarne più.

P.S. Vorrei infine invitare il compagno Lorenzo Lipparini a una maggiore precisione cronometrica, in quanto, al primo intervento a favore sulla Mozione Cappato, quello di Marco Perduca, ha chiamato i “cinque minuti” quando erano passati soltanto 3 primi e 42 secondi (naturalmente sono volutamente sarcastico).

P.P.S. Una cosa assolutamente da studiare e implementare in futuro è l’aggiunta di sottotitoli, magari attraverso un’evoluta trascrizione automatica (migliore di quella di Radio Radicale), degli interventi durante il Congresso da diffondere in sala e in streaming. Questo favorirebbe eventuali compagni con problemi acustici e favorirebbe il seguire la discussione nelle lunghe, e spesso rumorose, ore congressuali.

Pace & Amore Compagni

Diego Fusaro: a tutti serve un ideologo

Gli estremismi si stringono l’occhio a vicenda… e questo da sempre.

Chi è Diego Fusaro? Un saggista dal linguaggio forbito. Qualcuno lo definisce filosofo ma non lo è in misura maggiore di quello in cui, ognuno, lo è sulla propria vita. Eventualmente si può definire divulgatore, in quanto, nei sui testi e nelle sue idee non c’è veramente nulla che non sia già visto in filosofia. Personaggio televisivo, indubbiamente.

Dietro un linguaggio rococò, che non viene utilizzato per veicolare concetti elevati, ma, esclusivamente per indurre reverenza nell’incolto, si nasconde la povertà dei concetti e delle idee. Non è raro vederlo balbettare una tremolante risposta quando viene incalzato da un interlocutore che non appartiene alla vacuità del partecipante medio alle tribune televisive. Il linguaggio, in Fusaro, diventa un esercizio fine a sé stesso, un delirio di significanti che hanno la presunzione di trasmettere grandi significati.

Niente di nuovo sul fronte occidentale: tantissimo marxismo, tanto hegelismo. Riferimenti continui e citazionismo dilagante di pensatori come Gramsci, Gentile, Spinoza, Fichte, Aristotele… ma con un ricca spruzzata di tutta l’Antica Grecia. Insomma, i temi trattati da Fusaro sono stati tendenzialmente affrontati dalla sinistra italiana durante Togliatti, e, a livello mondiale, superati con gli infausti esiti del socialismo reale.

Nelle sempre più frequenti, negli ultimi anni, ospitate televisive del “filosofo”, si comincia ad ascoltare un crescendo di critica al capitalismo, al mondialismo, alle plutocrazie, alla società aperta, alla globalizzazione, allo schiavismo… con una bella spolverata al complotto giudaico-massonico. Tutte le forze, socialdemocratiche o liberali, hanno ignorato questa voce di un tempo che non c’è più, in quanto, dal loro punto di vista, questo tipo di dibattito è già stato oltrepassata da tempo, senza ulteriori bisogni d’echi proustiani.

Il terreno fertile, per le parole di Fusaro, è arrivato con la progressiva affermazione in Italia del M5s e della Lega, forze relativamente vergini dal punto di vista degli “ideali”, ma abbastanza “contro” per ascoltare le parole di un im-modesto outsider. Come nel primo dopoguerra fu facile per tanti fascisti voltare la camicia e diventare comunisti… così è facile creare dei vasi comunicanti tra l’ideologia d’estrema sinistra (marxismo), quella d’estrema destra (leghismo) e l’assenza di ideologia (ex-grillismo). Il buon Diego, infatti, nelle sue collaborazioni svaria da testate come Il Fatto Quotidiano, giornale che grazie all’intuito non disinteressato di Marco Travaglio ha accompagnato con una devozione quasi paterna il M5s, e Il Primato Nazionale, rivista di Casa Pound che non a caso si definisce sovranista.

Questo suo camaleontismo lo ha portato, per il “Popolo della Rete”, a diventare quasi un guru. Colui che ha il coraggio di denunciare cose che nessuno è disposto a dire. Facile con un paziente di modesta cultura, di non eccellente intelletto, aggiungere qualche pillola filosofica ingoiata con un fiume d’arzigogolato eloquio… il mix-letale è pronto. Nietzsche diventò, suo malgrado, l’ideologo del nazismo. C’è invece chi sogna e lavora per diventare ideologo di un governo giallo-verde.

Intellettuali, non sottovalutate il fascino discreto delle supercazzole.

Soros, il Sarchiapone

Soros è diventato, nella narrazione del governo gialloverde, un mostro terrificante, mente lucida del complotto giudaico-massonico che viene periodicamente evocato dagli anticapitalisti.

Ma chi è George Soros? Imprenditore e attivista, così lo definisce wikipedia nella versione italiana. Nato a Budapest nel 1930 da una famiglia ebraica, il giovane George è soltanto un bambino allo scoppio della 2^ guerra mondiale. Nel 1944 ha 13 anni quando la Germania Nazista occupa l’Ungheria… e, a quest’ultima, da ebreo, sopravvive.

Ora… se voi rispondeste ai sopracitati dati anagrafici… e foste sopravvissuti all’olocausto (mai dare nulla per scontato)… nel caso decideste di dedicarvi all’attivismo… quale parte politica appoggereste?

Politicamente è un sostenitore di tutti quei movimenti che mirano a creare una società aperta e alla lotta per i diritti umani, che si rifanno, principalmente, alla corrente filosofica del suo maestro Karl Popper.

Come si è arricchito Soros? Con le operazioni/speculazioni finanziarie. D’altra parte, il modello scelto dall’occidente è stato quello capitalistico, mica quello comunista (in alternativa potreste dotarvi di un cartonato di Diego Fusaro).

Al maggio 2017 aveva un patrimonio netto stimato in 25,2 miliardi di euro; a Febbraio 2018 ha donato 2/3 del proprio patrimonio (circa 18 miliardi di euro) alla Open Society Foundations, società no-profit di cui è presidente, restando quindi, a oggi, con una ricchezza di sua proprietà di circa 8 miliardi di euro; precedentemente tra il 1979 e il 2017 ha donato per cause filantropiche altri 10 miliardi di euro.

Chi è il Sarchiapone? È un animale immaginario evocato in una serie di sketch televisivi da Walter Chiari, che veniva descritto in un crescendo di dettagli spaventosi con lo scopo di terrorizzare gli interlocutori facendoli allontanare per prudenza.

Radicali, radici e +Europa al futuro

Tutto il movimento di persone ed entusiasmo che si è realizzato intorno alla campagna elettorale di +Europa ci ha fatto dimenticare, probabilmente, quanto è dura la politica… per qualche settimana. L’euforia è stata giustificata e rinforzata dalla grande ed eterogenea partecipazione giovanile a questo movimento che risale la corrente di un’Europa degli Stati (e non dei popoli), a trazione sempre più nazionalista (diamoci un limite nell’abuso della parola “sovranista”). Finito l’entusiasmo elettorale, come si spegne la voracità sessuale tra due neo-amanti, ci si trova a dover scegliere: si interrompe il rapporto che su questo entusiasmo-voracità si basava, oppure si cerca di costruire qualcosa di più solido?

Mettiamo che la risposta sia “costruire”, intanto, bisogna imparare a conoscerci. Chi sono Centro Democratico, Forza Europa, Radicali Italiani (e Movimenta)? I primi due sono senz’altro movimenti costruiti attorno al proprio ideatore-leader… Centro Democratico legato alla grande storia del cristianesimo-sociale che Bruno Tabacci si porta cucita addosso (indipendentemente che prosperi +Europa o Centro Democratico)… Forza Europa, invece, è il movimento da cui è stata rilanciata la grande idea del concetto europeista, motore di +Europa, da un liberale tout-court e transideologico come Benedetto Della Vedova. Entrambi i soggetti, prima delle ultime elezioni, non avevano mai praticato il tesseramento ed il conteggio degli iscritti ma avevano soltanto calamitato simpatizzanti. In questo contesto abbiamo poi Radicali Italiani, che sono, o almeno si considerano (indebitamente secondo il PRNTT), continuatori di una storia politica italiana che affonda le sue radici dal 1955; a questo aggiungiamo un tessera d’iscrizione con un costo importante, una “galassia” di associazioni tematiche (nella quale annovero anche Movimenta) e territoriali in continuo movimento ed evoluzione.

Ecco, già da questo piccolo resoconto si vede chi può rischiare una storia o meno, delle radici o meno, il che rende già disparitaria la situazione di partenza. È più facile o più difficile costruire qualcosa quando uno degli amanti è platealmente più bello o più brutto, più ricco o più povero dell’altro? È più facile, forse, se c’è chi accetta di essere più subalterno dell’altro, è più difficile costruire, invece, se si vuole consumare rapporto egalitario.

Conviene per il progetto di +Europa disperdere le proprie radici e la propria storia? A chi ne ha no, a chi non ne ha cambia poco. Quindi, la diversità, impedirà la costruzione di +Europa? Assolutamente no, a patto che gli amanti vogliano conoscersi, accettarsi, rispettarsi… e da qui partire per un percorso condiviso… e necessariamente federativo.

È anacronistico parlare di radici? Forse lo era più ieri che oggi.

Mosca e la Digital Resistance

È passata nel silenzio, più o meno generalizzato dei media italiani, la manifestazione a Mosca che ha raccolto oltre 10.000 persone a sostegno della Libertà di Internet. I numeri sono stati calcolati dalla ONG “Contatore Bianco” che ha l’obiettivo di riferire dati realistici sulle persone che partecipano alle manifestazioni in Russia, mentre per la polizia le presenze si sono fermate a 7.500. Gli organi di stampa italiani hanno poi cercato di rimediare parzialmente con un copia incolla intorno alle ore 19.
La protesta è stata scatenata dal recente tentativo di blocco dell’App di messaggistica Telegram da parte delle autorità russe e iraniane che hanno definito la stessa come un “luogo sicuro per commettere crimini” (https://www.rferl.org/a/iran-judiciary-bans-telegram-messaging-app/29200964.html). Grande la gioia di Pavel Durov fondatore dell’App che ha definito la manifestazione come un evento senza precedenti.

– Sito della manifestazione: http://digitalresistance.moscow/
– Canale Telegram che del 26 Aprile ha raccolto più di 8.000 iscrizioni: https://t.me/digitalresistance_moscow

L’unica responsabilità al mondo

Essere genitori. Non esiste altra responsabilità al mondo che nemmeno lontanamente possa essere equiparata a questa. È certamente più facile avere delle valide motivazioni come assassino che come genitore. Eppure, quante persone sembrano affrontare con leggerezza quello che viene archiviato, riassumendo, come il “donare la vita” e/o come il “massimo atto d’amore”. Ognuno, naturalmente, ha diritto di giungere alle conclusioni che preferisce dandosi le proprie risposte, ma comunque, la necessità del porsi delle domande mi sembra la minima forma di rispetto dovuta nei confronti di colui che viene scagliato nella vita senza aver dato il proprio consenso (altro che trattamento della privacy).

Ogni genitore dovrebbe essere pronto (con in tasca una risposta esaustiva nei confronti del figlio) alla domanda: “Perché hai deciso di mettermi al mondo?”. Come rispondere è certamente molto difficile, ma in ogni caso, bisognerebbe cercare di essere il meno generici possibile. Ricevere la risposta “perché la vita è bella” o “perché funziona così” o “non lo so”, sicuramente non darebbe appagamento al quesito della prole. Uno poi, potrebbe anche azzardare una risposta come si dette Luigi Tenco, sulle cause del proprio innamoramento: “perché non avevo niente da fare.” Tale affermazione – che in molti casi è la risposta che più si avvicina alla verità – anch’essa non rincuorerebbe di più il figlio, probabilmente ancora convinto dell’importanza capitale della propria esistenza.

Orrore

Felicità,
così leggero il tuo tocco,
così labile il tuo ricordo,
inconvincibile al nostro richiamo
e fiera di fronte alla nostra impotenza.

Deboli,
di fronte all’abbronzatura che si squaglia,
all’invecchiare della persona amata,
al tempo che passa
o alla malattia avvolgente.

Eppure,
senza finitezza non ci sarebbe vita,
non ci vorrebbe un amore per esorcizzare la morte:
un inutile orrore resterebbero le parole
orfane di un dolore da descrivere.

Cleopatra lussuriosa

Deponi la tua volontà Cleopatra
mentre stringo forte il nostro amuleto,
loro credono tu abbia il cuore di pietra
e non alla profondità del nostro segreto.

Splende un quieto sole,
non dobbiamo forse noi superarlo?
E poi cediamo all’inganno,
alle trappole che ci tendono le parole.
Accendi una sigaretta che è breve
nella tua stretta,
cade la cenere sul nostro incedere,
lieve sulla terra come un balsamo sul cuore.

Cercami perché così esisto.