Piscina di Iolo: alle promesse devono corrispondere gli atti
Finanziamenti, parcheggi, opere esterne e recupero della vecchia piscina: fare domande su un’opera pubblica significa tutelare i cittadini.

Dispiace vedere un giovane consigliere come Edoardo Carli, che considero un elemento promettente del Partito Democratico pratese, mandato oggi, in un articolo de La Nazione, allo scoperto per difendere l’indifendibile con l’accusa più vecchia del repertorio politico: chi, come Jonathan Targetti, pone domande farebbe demagogia e danneggerebbe la città.
Il punto, però, non è se il nostro attacco sia politico oppure tecnico. Quando si perdono 6,5 milioni di euro del PNRR, quando si impegna una parte consistente dell’avanzo comunale e quando un’opera da 16 milioni viene approvata con questioni tecniche ancora aperte, il problema è contemporaneamente tecnico, amministrativo e politico. Fingere di poter separare questi piani serve soltanto a evitare di rispondere nel merito.
Carli afferma che «i posti auto sono previsti e ci saranno». Bene. Dove saranno realizzati? Quanti saranno? Con quale progetto? Con quali risorse? Entro quale data? E soprattutto: perché la relazione generale del progetto esecutivo afferma ripetutamente che le aree esterne, compresi parcheggi, viabilità e verde, non sono incluse nelle lavorazioni e nell’appalto? Questa non è una nostra ricostruzione fantasiosa. È scritto negli atti del Comune.
E non è certo l’unica contraddizione che emerge. Il progetto esecutivo approvato nel 2026, come si legge, rinvia alla fase di cantiere la definizione o il completamento di questioni strutturali, impiantistiche e antincendio; esclude dall’appalto opere esterne indispensabili alla piena fruibilità dell’impianto; rappresenta come area per camper e autobus uno spazio nel quale da oltre vent’anni esistono due campi di calcetto; richiama pareri rilasciati su precedenti configurazioni progettuali e viene approvato dopo un rapporto di verifica che aveva lasciato aperte diverse non conformità.
A tutto questo si aggiunge un altro elemento che Carli dimentica: nei 16 milioni non risulta finanziato neppure il recupero della vecchia piscina con la vasca da 25 metri. Un intervento presentato politicamente come parte del rilancio complessivo del polo natatorio di Iolo, ma che resta privo delle risorse necessarie. Pertanto non soltanto mancano dal quadro economico parcheggi, viabilità e sistemazioni esterne: manca anche il finanziamento per restituire alla città la piscina storica.
Nel frattempo sono stati persi 6,5 milioni di euro del PNRR e il Comune è dovuto intervenire impiegando quasi 4,9 milioni dell’avanzo di amministrazione. Tutto questo mentre non conosciamo ancora né il costo effettivo delle opere esterne, né quello per il recupero della vecchia piscina, né le risorse con cui questi ulteriori interventi dovrebbero essere realizzati.
Questi sono i fatti. La domanda, quindi, non è se i parcheggi «ci saranno» o se un giorno verrà recuperata anche la vecchia piscina, ma dove siano i progetti, i finanziamenti e i cronoprogrammi che consentano di affermarlo. Non è sufficiente promettere che ogni problema verrà risolto in futuro: per un’opera pubblica di questa portata servono atti, risorse e responsabilità chiaramente individuate. Una dichiarazione rassicurante sui giornali non può sostituirli.
E qui nasce anche un dispiacere autentico. Questa Amministrazione continua a indurre i suoi componenti più giovani e promettenti a esporsi in prima persona su vicende delle quali, un giorno, la politica e forse non soltanto la politica potrebbero chiedere conto. Mandare avanti chi ha meno responsabilità storiche per proteggere chi ha assunto le decisioni è un’ulteriore forma di irresponsabilità amministrativa. Non ce l’ho con Carli. Mi dispiace, semmai, vederlo trasformato nello scudo politico di chi dovrebbe rispondere direttamente della perdita dei finanziamenti, dei ritardi e delle contraddizioni progettuali.
Noi, come L’Alternativa C’È, continueremo a fare domande, a leggere gli atti e a distinguere le promesse dai provvedimenti. Perché controllare un’opera pubblica non significa ostacolarla: significa cercare di impedire che altri errori vengano scaricati ancora una volta sui cittadini.
Marco Pannella definiva una certa classe dirigente «buoni a nulla, ma capaci di tutto». Più questa vicenda procede, più quella definizione rischia purtroppo di sembrare scritta per la Prato di oggi.