Sab, 16-01-2021

“…Perché la vita è uno slancio,
che bisogna fare finta di crederci…”

Il sintomo più grande del proprio disagio è l’ostentazione palesemente falsa della felicità e la cura dei particolari che tale commedia contraddistinguono. Chi ha investito molto in una relazione, anche contro i consigli delle persone amiche, con grande fatica riuscirà ad ammettere il proprio fallimento. Ne consegue che una della soluzioni migliori – con la compiacenza del partner anch’egli spesso in condizioni analoghe – risulta quella di fingere di essere felici. E alla fine, il pubblico, quasi sempre altrettanto infelice, preferisce credere a una felicità posticcia che al nichilismo di fondo della società occidentale.

Ven, 15-01-2021

“…Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste…”

Si arriva ad un’età in cui non si riesce più a fare psicoterapia gratuita a chi ha un’insopprimibile voglia di parlare di sé stesso e risulta completamente insensibile a percepire la nostra dolorosa noia. Ancora peggio se non si sfrutta l’ausilio di sostanze psicotrope. Ne risulta, nell’altro, un disgustoso esempio di egoismo, amplificato se siamo così garbati da non inventare una scusa per interrompere la conversazione e andare a farsi i cazzi propri.

Una pace separata

“…I was going to forget the war.
I had made a separate peace…”

La potenza di Hemingway in questo breve estratto di “Addio alle Armi” mi ha sempre lasciato a bocca aperta. Ti sbatte in faccia l’inaccessibilità dell’essere umano a una Pace Universale, assoluta… che pretenderebbe le maiuscole. Ma indica egualmente una possibile via di fuga… una pace separata… un angolo privato in cui ognuno si ritaglia la propria di pace. Una pace meno pretenziosa, meno integralista, ma con un valore umano sterminato rispetto alla guerra (ognuno scelga la propria), che dona un gusto romantico anche a quello che all’epoca poteva essere considerato un atto gravissimo di codardia contro la propria Patria: la diserzione.
Au revoir Monsieur Hemingway.

Quale potenza dominerà il mondo?

La Vittoria di Samotracia al Louvre

Sarà la Tecnica a dominare il mondo, ma questo l’abbiamo già detto. Ma nel frattempo, in tutta la fase che precede questa inevitabile dominazione, chi sarà a pre-dominare il mondo, quale sarà la sfera d’influenza attraverso con cui tutti gli stati dovranno confrontarsi? Gli Stati Uniti d’America, l’Europa, la Cina o la Russia? Quanto influirà il Covid-19 su questa competizione? Naturalmente a questi quesiti non esiste una risposta univoca ma si possono fare diverse congetture in merito che possono costruire alcuni possibili scenari. E un augurio. Ma prima di tutto serve un’analisi delle situazioni di partenza e una successiva attualizzazione epidemica delle stesse. 

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La Politica al servizio della Tecnica

Giorgio De Chirico – Muse metafisiche (particolare)

In questi tempi comunque – aldilà della tragicità degli eventi – di estremo interesse, possiamo ascoltare, tra politici e commentatori, chi non smette di elencare gli elementi fortemente negativi di questa crisi e gli altri che sottolineano le intrinseche possibilità che si potrebbero aprire. Anche nella giornata di ieri non sono mancate le citazioni del nostro premier Conte, a sproposito, sulla differenza tra la negatività della doxa (opinione) e la bontà dell’episteme (sapere certo e incontrovertibile). Come abbiamo potuto assistere alle insussistenti analisi e deboli risposte di un filosofo del calibro di Massimo Cacciari sul fatto che il Covid19 sarà “un incredibile acceleratore del cambiamento”.

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La necessità di uno sguardo radicale a Prato

Quanto serve oggi uno sguardo radicale? Quanto serve oggi uno sguardo radicale a livello locale? Queste sono domande quotidiane per chi come me in questa visione del mondo – da sempre minoritaria – si riconosce. Visione magari povera di mezzi e povera di voti… ma altrettanto ricca di idee e di lotte: liberali, libertarie, federaliste, antiproibizioniste, laiche, nonviolente e transpartitiche. E ogni giorno che passa non riesco a darmi risposta diversa dal “sì, servono”… con quella forza che non ha un qualcosa di auspicabile ma soltanto un qualcosa di estremamente necessario.

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Solo tornare al metodo radicale può salvare i radicali

L’identità radicale rischia di strapparsi a furia di essere tirata da destra, da sinistra, dall’alto e dal basso. Ma chi se ne fotte dell’identità radicale, dell’appartenenza radicale, della simbologia radicale? Tanti, troppi. 

Essere radicali dovrebbe rappresentare un metodo di approccio alla politica (forse alla vita?) che può essere evidenziato solo da una serie non esaustiva di aggettivi primari e secondari. Quelli primari fanno parte del codice genetico del metodo e – a mio avviso – potrebbero essere individuati in: laico, liberale, libertario, nonviolento, transpartitico. Gli aggettivi secondari, altrettanto importanti, non devono essere assunti come dogmi ideologici ma certamente contribuiscono alla caratterizzazione della lotta: liberista, federalista, socialista (?).

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Per opporre Certi Diritti a incerti diritti… e/o presunti doveri

Beh… i giorni successivi alla fine del XII Congresso Certi Diritti, Milano, 23-25 novembre 2018 non si può che sentire una certa sensazione di compiacimento… anche se meramente intellettuale e non sessuale. Tanti contenuti e tante proposte – che hanno a che fare con l’intimo di ognuno – si sono alternati nel corso degli interventi e dei panel.

In questa contemporaneità difficile, dove tante sono le correnti retrograde, esce da questo Congresso di Certi Diritti un gruppo dirigente militante e anarchico che dovrà governare la nave nei prossimi dodici mesi. Persone che hanno dimostrato sul campo i loro metodi e i loro meriti da militanti tout court. Questa dirigenza avrà l’arduo compito (che credo si trasformerà in un grande merito) di rilanciare le battaglie dell’Associazione al futuro.

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Diario di un Congressista

Cari Compagni di Radicali Italiani, è stato un Congresso di grandi confronti… è stato un Congresso che ha – finalmente – visto due Mozioni Generali contrapporsi: seme laico e nonviolento dello sviluppo politico radicale. È stato un Congresso che ha visto tre splendide radicali, meritevoli, elette nelle tre principali cariche: Silvja Manzi alla Segreteria, Antonella Soldo alla Tesoreria e Barbara Bonvicini alla Presidenza. Tutte si sono conquistate il loro ruolo con la passione e la competenza che le hanno contraddistinte in questi anni di militanza. A loro non resta che ricevere un grande in bocca al lupo da parte mia per il compito, non semplice, da svolgere.

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Diego Fusaro: a tutti serve un ideologo

Gli estremismi si stringono l’occhio a vicenda… e questo da sempre.

Chi è Diego Fusaro? Un saggista dal linguaggio forbito. Qualcuno lo definisce filosofo ma non lo è in misura maggiore di quello in cui, ognuno, lo è sulla propria vita. Eventualmente si può definire divulgatore, in quanto, nei sui testi e nelle sue idee non c’è veramente nulla che non sia già visto in filosofia. Personaggio televisivo, indubbiamente.

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